venerdì 21 luglio 2017
30.07.2015 - Donatella Lauria

La cultura non è mercato ma arte, gli eventi di qualità dimenticati

Il Comune di Isolabona, piccolo paese dei Doria, ha messo in scena una "tre giorni" dedicata alle arpe puntando su musicisti giovani e di grande fama. Strepitoso il successo con il violinista Stefano Mhanna che ha estasiato il pubblico. Ma l'evento va potenziato e aiutato.

La cultura non è mercato, ma arte. Idem la musica. 

Invece oggi  a farla da padrone è il mercato. A discapito della qualità.

Il Festival Internazionale delle Arpe di Isolabona è senza dubbio qualità. 

Lo ha dimostrato il parterre, il nome degli artisti che si sono esibiti nella piccola e prestigiosa chiesetta di Nostra Signora delle Grazie, affrescata dai colori del grande Cambiaso.

L'ultimo concerto, ad esempio, ha visto l'esibizione di un grande musicista. Giovane e con un curriculum strepitoso.

Stefano Mhanna, 20 anni, concertista diplomato in quattro strumenti fra i più difficili esistenti. Il primo in violino, conseguito in soli quattro anni anziché dieci e a soli 11 anni con punteggio di 10 con lode e menzione speciale al Santa Cecilia di Roma (votazione mai raggiunta prima ad una così giovane età in tutta la storia del conservatorio romano), e gli altri tre conseguiti a soli sedici anni, rispettivamente in viola, pianoforte e in organo e composizione organistica. Esperto interprete e esecutore, oltre che direttore e compositore di grande maturità e di alta capacità tecnica strumentale, unico al mondo con tale primato e di nazionalità italiana e con curriculum di tale pregio. 

Di grande qualità anche gli altri musicisti che hanno sfilato nel corso della rassegna, tra cui la torinese Sara Terzani che vanta un curriculum eccezionale, Claudia Murachelli, Alessandro Bosco.

Ogni sera il Santuario è stato "invaso" da turisti e appassionati. 

Ma la rassegna si tiene a galla grazie all'immane sforzo dell'amministrazione guidata da  Dario Faraone e alla collaborazione di giovani volontari e appassionati come Lorenzo Cortelli e altri. 

 Il Festival delle Arpe, nato con Pepi Morgia, può tornare a brillare nel firmamento della cultura ligure e italiana. C'è bisogno di fondi, sponsor, pubblicità e dell'appoggio più deciso dei media. Non si può abbandonare al caso un evento simile. Un evento dedicato ai giovani musicisti che sia fonte di ispirazione per i ragazzi e stimolo ad intraprendere la carriera musicale.

Molti comuni hanno puntato sulla goliardia. Ventimiglia ha stanziato ben 25 mila euro all'associazione Lasciadire.

I loro eventi riempiono le strade, fanno divertire i giovani. Ben vengano. 

Ma la cifra è esagerata, e con meno soldi  c'è qualcosa di più che si può dare ai giovani:  la passione per la cultura. Quella che fa crescere, emozionare, conoscere, aprire le prospettive di nuovi orizzonti artistici.

Non è vero che la cultura è di pochi. Tutti ne hanno diritto. Le conferme arrivano dai numeri di spettatori, anche giovani, che salgono in vallata per spettacoli simili.  Isolabona è uno dei pochi comuni che lo ha capito da tempo. Ma va aiutato. E gli altri devono seguirne l'esempio.

 


Commenti

Roberto Rorro il 04-08-15 17:00 ha scritto:
Il problema vero non è la spesa. Certo 25000 euro per quattro manifestazioni goliardiche sono davvero tanti, ma anche le amministrazioni precedenti sperperavano per eventi altrettanto inutili. Il problema è il confondere goliardico con giovanile. La goliardia è un moto di spirito che anima un gruppo chiuso, non ha nulla a che fare con i giovani. Della goliardia ne fruisce chi fa parte del gruppo, non i giovani e non i turisti. Non per nulla il Presidente dell’associazione “lascia Dire” ha quasi sessant’anni. Non proprio un giovinetto. Una manifestazione per i giovani è l’opposto: è aperta, divergente, innovativa, moderna (nel vero senso) e coinvolgente. E possono essere tali anche manifestazioni di cultura. Cultura non significa necessariamente stagionato, assestato, istituzionalizzato.

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