sabato 21 maggio 2022
11.12.2011 - Redazione

Monte Carlo, il boss della ’ndrangheta Avesani condannato a sette anni per reciclaggio

Gli ingenti capitali ricavati dalle distribuzione delle sostanze stupefacenti venivano poi reinvestiti da Avesani in attività lecite o depositati su stratosferici conti- correnti nel Principato di Monaco.

Massimiliano Avesani secondo la magistratura e la polizia italiane deve essere considerato uno dei più pericolosi trafficanti di sostanze stupefacenti che siano esistiti in Europa. Dietro l’apparente aspetto di uomo d’affari, l’emergente boss della ‘ndrangheta calabrese nascondeva quella che era la sua reale natura: un trafficante internazionale di droga, soprattutto cocaina, che acquistava in Sud- America ed Africa e, poi, attraverso la Spagna distribuiva in tutt’Europa, con un occhio di riguardo per la natia Italia. Per queste sue ripetute e gravi violazioni del codice penale, i giudici italiani lo hanno condannato a vent’anni di reclusione che sta scontando in Patria. Gli ingenti capitali ricavati dalle distribuzione delle sostanze stupefacenti venivano poi reinvestiti in attività lecite o depositati su stratosferici conti- correnti nel Principato di Monaco. Il minuscolo Staterello mediterraneo da tantissimi decenni ospita mafiosi, ‘ndranghetisti o camorristi di ogni risma che vi si recano a “ lavare” i proventi dei loro sporchi traffici. Ciò principalmente per due ragioni: innanzitutto la vicinanza di Montecarlo con il confine italo- francese di Ventimiglia, città ove dagli anni sessanta del secolo scorso la ‘ndrangheta ha piantato floride radici e, poi, perché la legislazione bancaria del Principato è particolarmente benevola in materia di segreto. Avesani aveva così individuato in alcuni Istituti di Credito monegaschi od esercizi commerciali del medesimo Principato, di cui per il tramite di “ teste di legno” deteneva la proprietà, i luoghi privilegiati nei quali poter riciclare i capitali sporchi derivanti dal traffico internazionale di stupefacenti. Non aveva però fatto i conti con il nuovo corso, che maggiormente favorisce la trasparenza bancaria, inaugurato dal nuovo Principe monegasco Alberto II° decisamente determinato a voltar pagina ed a far dimenticare all’Europa la cattiva fama che negli anni Montecarlo si era costruita di paradiso fiscale, meta ultima di ogni nefandezza compiuta dai cosiddetti “ colletti bianchi”. E’ stato così che i segugi del Servizio d’Informazione e di Controllo dei Circuiti finanziari del Principato hanno smascherato il mafioso calabrese, incriminato dalla locale Procura per riciclaggio. Nei giorni scorsi, in prima istanza, il Tribunale penale di Monaco lo ha condannato a sette anni di reclusione ed al pagamento di una multa di centomila Euro. Ha ordinato pure la confisca del denaro depositato sui conti correnti facenti capo ad Avesani ma intestati a prestanome. Le indagini non sono però concluse: la Polizia monegasca ora intende far chiarezza sull’identità della misteriosa compagna di Avesani, da questo sempre presentata come sua moglie ma che in realtà non riveste alcun rapporto di parentela con il boss. Sarebbe una bella donna o sudamericana o russa, secondo le voci. Al processo Avesani era contumace avendo preferito rimanere in carcere in Italia dove si trova dal 2008, anno della sua estradizione proprio dal Principato di Monaco. Il suo difensore Franck Michel ha interposto appello.         

Sergio Bagnoli  


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